Variante urbanistica e convenzione del Piano sono decadute per una ingenuità: tutto da rifare!

Quella del Piano Norma 22 (vedi il post precedente Mercoledì 12/11: Arriva la piscina, ma a quale prezzo?), che dovrebbe vedere la realizzazione della tanto agognata piscina di Spinea, è una storia lunga e travagliata cui ora va ad aggiungersi un nuovo inaspettato capitolo.


Il Consorzio Piano Norma 22 ha presentato il progetto il giorno 25 marzo 2016 con quasi quattro mesi di ritardo, credendo erroneamente che il termine di un anno partisse dalla data di stipula della convenzione (avvenuta il 25/03/2015) invece che dalla data di approvazione della variante urbanistica (01/12/2014). Come conseguenza dell’errore la variante urbanistica e la convenzione sono decadute perdendo ogni effetto, ed ora il procedimento è tutto da rifare.

Il Consorzio ha prontamente reagito chiedendo all’amministrazione di riattivare sia la Variante che la Convenzione, proponendo nel contempo di ridurre i termini di avvio del cantiere per recuperare il tempo perduto. Ma nulla da fare.

La delibera per dare corso al nuovo procedimento è approdata in commissione seconda giovedì scorso ma i commissari, a fronte degli elementi emersi dall’esame del progetto da parte del consigliere del Movimento 5 Stelle Massimo De Pieri, hanno ritenuto opportuno rinviare la delibera. Questo perché prima si dovrà tenere un incontro con i rappresentati ed i tecnici del Consorzio Piano Norma 22, come richiesto dai commissari, per esaminare le criticità riscontrate e valutare come procedere.

Ma cosa è emerso dall’esame del progetto dei 5 Stelle? Dagli elaborati si è scoperto che il progetto prevede un elemento di cui nella convenzione non vi era traccia: un impianto di teleriscaldamento alimentato da un cogeneratore di grossa taglia (650 mq) che verrebbe realizzato al centro dell’area interessata dal Piano e quindi a ridosso delle abitazioni esistenti e future. La cogenerazione è il processo della produzione contemporanea di energia meccanica (che solitamente è trasformata in energia elettrica) e di calore utilizzabile per il riscaldamento di edifici. L’impianto in questo caso sarebbe destinato a fornire riscaldamento al complesso commerciale/direzionale e alla piscina, bruciando in parte combustibile fossile (gas metano?) ed in parte non meglio specificate “rinnovabili” (potrebbe trattarsi di biogas o biomassa).
Pur trattandosi di un sistema più efficiente di gestione dell’energia, bisogna considerare che questi impianti  funzionano 24 ore su 24, trecentosessantacinque giorni l’anno. La combustione, qualunque essa sia, per quanto efficiente, genera comunque inquinamento. Un simile impianto posto a poca distanza dal centro città e a ridosso delle abitazioni non ci pare sia una scelta condivisibile, questo soprattutto in considerazione dei noti problemi di inquinamento atmosferico della nostra area in generale e di Spinea in particolare, che questo inverno hanno comportato l’emissione da parte del sindaco di una ordinanza di limitazione del riscaldamento, proprio per limitare le emissioni inquinanti in atmosfera.

Inoltre pare non siano state rispettate le carature urbanistiche previste nella Convenzione sottoscritta, infatti risulterebbe che a fronte dei 4.500 mq di superfici commerciali oggetto della convenzione, il progetto ne preveda invece 6.000 mq, (ben 1.500 mq in più) ben oltre il 10% di modifica della Superficie Netta di Pavimentazione che l’accordo prevede!